Cultura umanistica VS Cultura scientifica

A me leggere libri non piace particolarmente. Adoro leggere fumetti, trovo il disegno complementare alla scrittura quanto il tono complementare alla locuzione. Sono consapevole di possedere più nozioni scientifiche che classiche, e molte volte delle persone (soprattutto mia madre) mi hanno detto che non si può non aver letto neanche un libro di Tolkien o di Pennac, ma quando chiedo loro quali molecole compongono lo strato di peptidoglicano (sono N-acetilglucosamina e N-acetilmuramico) non mi sanno mai dare una risposta.
D’altronde, qual è la scuola di istruzione superiore che viene ritenuta “più prestigiosa”?
Ecco la risposta è molto semplice: il liceo classico.

In questo paese la conoscenza classica è ritenuta la più alta forma di istruzione, il perché posso solo ipotizzare.
Per centinaia di anni le persone più istruite erano i nobili e gli ecclesiastici, specialmente in materie classiche e scientifiche. Ai tempi, infatti, le conoscenze tecnico-scientifiche erano molto meno consistenti di quelle classiche. La conoscenza in ambito di diritto e politica erano molto più importanti per un nobiluomo o ecclesiastico rispetto alle poche conoscenze in ambiti presenti anche in antichità, come l’astronomia o l’alchimia. Quindi era ovvio pensare che, per esempio, qualcuno con una vasta conoscenza in letteratura greca o teologia fosse più istruito di un astronomo, o quanto meno istruito in un campo di conoscenze di importanza più elevata.
I tempi sono cambiati e ora le conoscenze in ambito scientifico sono così tante ed essenziali che abbiamo specializzazioni che trattano di un solo tipo di medicina o un solo campo della biologia (es: cardiochirurgo, biologo marino). Ho conosciuto persone che pensano che questa divisione sia inutile, e che esistono così tante professioni solo perché si vuole “forzare” la necessità di avere più lavoratori. In realtà queste divisioni esistono perché il campo scientifico è così vasto che non può esserci qualcuno che conosce tutte le branche della biologia o tantomeno della medicina.
Quello di sottovalutare ambiti del sapere di cui si conosce poco è un comportamento che penso tutti più o meno compiano e che rispecchia il concetto: “meno ne sai di qualcosa e più pensi di saperne”. Anche io probabilmente penso che la letteratura greca sia molto meno complessa di quanto in realtà è, ma è importante che tutti si rendano conto di quanto spesso tendano a sottovalutare ciò che non conoscono.
Noi umani siamo bravissimi a gerarchizzare, anche quando non è necessario.

Perché pensiamo, per esempio, che certi lavori siano meno importanti di altri. Perché consideriamo un contadino meno importante di un architetto? Uno può essere ritenuto meno sostituibile dell’altro (nonostante un contadino abbia un campo di conoscenze vastissimo per poter gestire le sue terre), ma entrambi svolgono ruoli essenziali al funzionamento corretto della nostra società: uno progetta infrastrutture capaci di sostenere i nostri bisogni e l’altro ci fornisce il cibo di cui abbiamo bisogno.
E non sto dicendo che un neurochirurgo sia importante quanto un pornoattore e che sia errato classificare i lavori in base alla loro pubblica utilità. L’ipocrisia è che un professore di greco antico, che magari conosce tutta la letteratura classica, sia considerato più “importante” di un infermiere, nonostante (senza fare ragionamenti filosofici sull’importanza dell’arte e delle lettere e della cultura che la storia antica insegna) un infermiere aiuti a salvare vite mentre un professore di lettere greche non possa farlo.
La concezione che le materie classiche siano più difficili da imparare è anch’essa imprecisa. Per me sono sicuramente più difficili da imparare, ma per qualcun altro magari è facilissimo studiare la Divina Commedia e gli è impossibile capire le formule di elasticità di una molla. Per citare uno dei più importanti fisici dei nostri tempi: “se valuti un pesce per la sua capacità di arrampicarsi sugli alberi passerà la vita a credersi stupido.” Celebre frase attribuita ad Albert Einstein.
Noi regoliamo il valore di una persona dalle sue conoscenze, nonostante poi ci raccontiamo che siamo tutti uguali… Anzi, noi umani abbiamo da sempre valutato le persone in base a diversi parametri. Nel tempo abbiamo valutato, ad esempio, per classe sociale, stato di provenienza, razza, religione e altri titoli che in periodi diversi non avrebbe avuto alcun senso usare come misura del valore di qualcuno.
Quindi come porsi davanti al nostro dilemma iniziale? La conoscenza classica è una conoscenza superiore a quella scientifica o viceversa? Non voglio scrivere “dipende” e terminare con il messaggio che le conoscenze sono tutte uguali e che l’unica cosa che conta è la persona, perché sarebbe una morale scontata.
Prenderò posizione.
Secondo me le conoscenze scientifiche sono superiori a quelle classiche. E va bene che io lo dica, è la mia preferenza personale.
Il punto dell’intero discorso è però capire questo: non dobbiamo tutti seguire la stessa spicciola morale per andare d’amore e d’accordo. Le opinioni contrastanti servono. Servono nell’arte per sviluppare l’espressività e nella scienza per trovare la verità. In Italia la tendenza a preferire la cultura umanistica è presente, dobbiamo accettarlo, e non è detto sia sempre un male: l’Italia ha motivi validi per amare le arti classiche più della scienza e questo, probabilmente, non porterà la nazione a crollare. L’arte e la cultura sono infatti alcune delle sue più importanti risorse, non si può non ammetterlo.
Sono comunque sicuro che le cose continueranno a cambiare e tornare in un irregolare ciclo di preferenze con il quale l’Italia o qualunque istituzione ci sarà dove ora essa si trova, crescerà ciclicamente sia in ambito scientifico che letterario.
Flavio Centineo














