FEMMINISMO E PACIFISMO. Diamo voce a un futuro di pace

L’11 marzo alle ore 9.00 al teatro “Binario 7” di Monza si è tenuto l’incontro “Diamo voce a un futuro di pace”, incentrato sul rapporto tra femminismo e pacifismo in occasione della giornata internazionale della donna.
L’evento, aperto a tutti, ha visto una grande partecipazione da parte di studenti delle scuole del territorio tra cui, oltre all’Einstein, gli istituti principali di Monza, come il Porta e l’Hensemberger.

Partendo dalla canzone “What About the Women“, brano musicale della cantautrice Yael Deckelbaum, le relatrici hanno focalizzato l’attenzione, ad oggi estremamente attuale, sul ruolo cruciale delle donne nei processi di pacificazione.
Tutt’ora, infatti, le donne sono sottorappresentate e marginalizzate in tutte le posizioni apicali, compresi i tavoli di pace e disuguaglianze strutturali, iniziano sistematicamente già dal quotidiano e dal sistema legislativo.
In Italia, a differenza di altri paesi europei, l’assenza di un congedo di paternità obbligatorio significativo (fermo a sole 10 giornate) alimenta la disoccupazione femminile e il gender pay gap. Eppure, la storia dimostra che lo sguardo femminile è trasformativo.

Nonostante la minoranza percentuale, sono molte ed innumerevoli le occasioni in cui le donne hanno mostrato il loro valore, soprattutto in ambito di dialogo internazionale; si pensi al fatto che le donne rappresentano il 18% dei premi Nobel per la pace (percentuale molto più elevata rispetto a tutte le altre categorie).
Esempi come le madri di Srebrenica, che hanno domandato ed ottenuto che l’ONU riconoscesse il crimine di genocidio avvenuto in Bosnia alla fine dello scorso secolo, chiedendo anche la condanna dei caschi blu che non sempre hanno difeso le vittime, ci fanno riflettere sul ruolo spesso dimenticato ma essenziale delle donne nella storia moderna e contemporanea.
Diversamente dagli uomini, le donne portano ai tavoli di pace questioni di essenziale importanza, ma spesso ignorate: l’istruzione, la sanità, l’integrazione sociale, la ricostruzione dei legami familiari e sociali, la cura dei bambini, dei disabili e degli anziani… Tutti aspetti costruttivi in grado di porre solide basi per la pace positiva, ovvero la condizione di uguaglianza ed equità nelle nazioni, senza povertà o violenza.
Non basta accordarsi sui risarcimenti in denaro, indennizzi di guerra, non basta tracciare confini, definire territori, per creare la pace. Perché le conseguenze delle guerre sono molto più di qualcosa che si possa riabilitare col denaro, le guerre sono morti, feriti, mutilati, stupri.
E’ stato attestato, infatti che la violenza domestica aumenta drasticamente a seguito dei conflitti armati e solo nel 2008 la violenza sessuale in guerra è stata riconosciuta come crimine contro l’umanità.
Il femminismo è un movimento che, tramite il dialogo, l’ascolto e la comprensione, lotta contro le strutture e le gerarchie del patriarcato, definito come il sistema di oppressione simbolico che si produce e riproduce in cui le donne sono campo di battaglia. La struttura del sistema patriarcale non è limitante solo per le donne in quanto, imponendo ruoli di genere, inibisce la parità e condiziona le relazioni, opprimendo spesso entrambi i sessi con rigide e inflessibili aspettative.
Tra le varie figure citate, è importante riconoscere e ricordare il ruolo di Franca Viola, che si è battuta con grande coraggio, lei, vittima di stupro, per prima si oppose al matrimonio riparatore nel 1965.
Portando l’attenzione in materia di legislazione, nella fase finale delle domande, si è aperto un dibattito riguardante la legge sul consenso recentemente respinta.
In caso di stupro le donne devono dimostrare di essersi opposte in maniera esplicita e l’uomo non è dunque tenuto a chiedere il loro consenso affermativo.
La recente bocciatura di norme più stringenti come il ddl che toglie la parola consenso esplicito e attuale dalla legge sullo stupro lascia ancora sulle spalle della vittima l’onere di dimostrare un’opposizione esplicita, ignorando la realtà della paralisi da terrore che spesso rende impossibile reagire nel momento in cui si è vittime di una violenza. Molte di noi hanno subito delle molestie e hanno provato quella sensazione di congelamento: non riesci a reagire, vorresti ribellarti ma il tuo corpo, la tua voce e il tuo pensiero si bloccano; del resto esiste anche un’espressione linguistica a testimonianza di ciò, non diciamo forse “rimanere pietrificate” per indicare un forte sentimento di paura?
Come studentesse della 4M, chiudiamo questa riflessione con una domanda aperta: cosa possiamo fare, concretamente e nel nostro piccolo, per sostenere il femminismo e scardinare, un passo alla volta, le logiche del patriarcato?
“Non esiste pace senza giustizia” – Martin Luther King
“Il femminismo non ha bisogno di essere giustificato. Riguarda la giustizia.” – Gloria Steinem
Laura De Fazio















